Il blog di "Villa Lopez"

Benvenuti nel mio blog.

Questo blog è il diario della piccola, tranquilla, meravigliosa vita di un piccolo bed and breakfast; andrò annotando sopratutto le mie ricette dei dolci e dei piatti tipici della cucina calabrese e poi Vi racconterò della storia, delle tradizioni, della musica e anche della letteratura, della splendida natura e della bellezza incantatrice di questo angolo di Calabria.

A tutti voi amici che mi regalate il piacere della vostra attenzione chiedo di lasciare, al vostro passaggio, un commento, i vostri suggerimenti.
Grazie e buona lettura.

"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro" E. Jolley

"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"  E. Jolley
Accomodatevi prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast


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martedì 23 novembre 2010

"Calabria"




 "Ti amo Calabria
per gli assorti silenzi delle tue selve
che conciliano i sogni dei pastori
e le estasi degli eremiti.

Ti amo per quel fiume di alberi
che dalle timpe montane
arriva ai due mari a bere il vento del largo
frammisto all'aroma del mirto.

Ti amo per le solitarie calanche
chiuse da strapiombi di rocce
che prendon colore dell'alga
nata dallo spruzzo dell'onda.

Ti amo per le spiagge deserte
bianche di sole e di sale
dove fanciulli invisibili sorelle di Nausicaa...............

Continua quì..........



venerdì 29 maggio 2009

Insalatina ai petali di rosa



"Occhiuzzu nigru, capiduzzu biundu,
vu' pariti na' vera paparina,
vu' siti la cchjiù bbedha dhi lu mundu,
vu' siti dhi li rosi la riggina.


Cu' ci misi ssu nomi no' sbagghiau,
siti na' rosa, rosa 'mbellutata,
'n' athra cchjiù bella Cristu no' crijau,
crijandu a bbui si fici na' spassata.

'Mbiata chida lapa chi ssu meli
si suca a stizza a stizza e ssi ricrija,
sta' vucca 'zo undi tocca 'mbivi meli

ed athru si la 'nduci, athru si sbija."

Cittanova, luglio 1898

Da un manoscritto di Anonimo Cittanovese. Traduzione a fondo post.




Nel mio piccolo giardino le rose sono adesso in piena fioritura; il loro delicato profumo scivola dal roseto rampicante, rotola sulle tenere rose tra le aiuole, giù fino alle piccole piccole roselline per avvolgere, infine, in un intenso dolcissimo abbraccio le bianche cascate dei gelsomini. Alla fresca brezza del mattino, prima che il sole incendi ogni cosa alla sua calda carezza, bevo l'inebriante profumo che ritornerà poi solo con le ombre della sera.

Prima che questa magia ceda il passo ad altri colori ed altri profumi, voglio regalare anche a voi qualche piccola, "intensa" ricetta.

Ingredienti;
  • Una manciata di Erbette di stagione (Crescione, Lattughine, Tarassaco....);
  • 2/3 Rose (non trattate);
  • 4/5 Ravanelli;
Per la salsina vinaigrette;
  • ml 80 circa di Olio di oliva;
  • ml 60 circa di Aceto balsamico;
  • un cucchiaino di succo di Limone;
  • mezzo cucchiaino di Senape;
  • sale e pepe qb;
Lavate con cura le erbette, lasciate asciugare e disponetele in una insalatiera.
Lavate i ravanelli, tagliateli a fettine sottili ed aggiungeteli alle erbette.
Lavate molto delicatamente i petali di rosa e privateli della piccola punta terminale; lasciate asciugare su un canovaccio ed uniteli all'insalatina.
Preparate adesso la vinaigrette mescolando in una terrina tutti gli ingredienti finchè avrete emulsionato bene la salsina e condite delicatamente l'insalatina.

Perfetta per accompagnare delicati piatti a base di carni bianche o crostacei.

Altre ricette con le rose:

Torta "Profumo di Rose"



"Occhi neri, capelli biondi,
voi somigliate ad un papavero,
voi siete la più bella del mondo,
voi siete delle rose la regina.

Chi vi pose tale nome non commise sbaglio,
siete una rosa, rosa vellutata,
un'altra più bella Cristo (Dio) non creò,
creando voi si dilettò.

Beata quell'ape che questo miele
beve goccia a goccia e si ristora,
questa bocca ovunque tocca beve miele
ed (un) altro l'addolcisce, altro si diletta."


Vi prego di tenere conto che, naturalmente, nella traduzione la dolcezza poetica perde molto del proprio incanto.

venerdì 14 marzo 2008

Terre remote .....

L' Europa "scoprì" l'esistenza della Calabria dopo il terremoto del 1783 chiamato "Il Flagello di Dio" per l'intensità e la forza distruttiva delle scosse sismiche; vennero completamente rasi al suolo molti paesi della provincia di Reggio Calabria e, addirittura, si vide modificata la morfologia del territorio: sprofondarono intere montagne e se ne formarono di nuove dove prima non ne esistevano.
Incuriositi dalle notizie del disastroso sisma e da questa regione sconosciuta letterati, scenziati e viaggiatori per diletto provenienti da tutta Europa visitarono la Calabria percorrendo, per lo più a piedi, gli angoli inesplorati di quelle terre remote....


"....... fece conoscenza con uno straniero, un tedesco, il quale veniva da un viaggio a piedi nell'Italia meridionale. Che cosa facessero quei viaggiatori, che penetravano nei paesi più remoti della Calabria e della Sicilia, non si sa; dicevano di compiere studi di geologia o di parlate dialettali, e all'apparenza era vero perchè molti venivano a visitarmi nella biblioteca comunale per chiedere documenti e libri di storia della religione, e dopo qualche tempo mi mandavano dai loro paesi le pubblicazioni in cui avevano dato conto delle loro ricerche....
Questo tedesco, Bohem, mi raccontava spesso dell'ospitalità, sconosciuto, straniero, in una casa dove non gli chiedevano neppure chi fosse, e dove era alloggiato alla meglio in una stanza accanto al cassone della biancheria e dei tesori di famiglia, e le ceste e le casse delle riserve alimentari. Egli era colpito non soltanto di una così buona fiducia, ma della civiltà diegli abitanti di luoghi così remoti, giacchè le famiglie migliori del paese si facevano un dovere di invitarlo, una volta per una, ad un pasto dove le donne non comparivano mai, e gli uomini tiravano fuori discorsi stupefacenti per la loro informazione delle cose del mondo. Erano spesso informazioni non aggiornate, ricavate da libri vecchi di cinquant'anni, ma in questi limiti esatte, e vive; nella solitudine e distanza dal mondo, le persone e le città ed i popoli conosciuti attraverso quei libri acquistavano una vita singolare, e le persone, nonchè i personaggi che occupavano allora la scena della storia, un'esistenza piena di carattere, e di un carattere cui spesso suppliva la fantasia di quei lontani meridionali.

Da "Mastrangelina", romanzo di Corrado Alvaro, apparso postumo nel 1960.

lunedì 25 febbraio 2008

Parliamo della Calabria

Nessuno, che non sia mai stato in Calabria, può lontanamente immaginare quanto sia bella e ricca questa terra; quanto ti possa prendere e rimanere nel cuore.
Ho visto ospiti del mio bed&breakfast, sia italiani che stranieri, arrivare prevenuti e spesso, molto spesso purtroppo, anche spaventati da tutto quello che fuori dai confini di questa terra "selvaggia" si racconta; li ho visti cambiare umore a qualche ora dal loro arrivo e tornare con sorrisi raggianti e l'espressione rilassata sul viso già dopo la prima passeggiata nei dintorni.
Tutti, proprio tutti, esprimono la loro meraviglia ed il loro stupore via via che scoprono la bellezza dei boschi, la vita che palpita sui fondali vista attraverso la purezza dell'acqua del mare, i colori della natura qui più intensi e più luminosi che altrove; la loro sorpresa quando scoprono il calore dell'accoglienza nei sorrisi e nella disponibilità dei calabresi; quando dietro il "selvaggio" di questa terra vedono la cultura, l'arte e la scienza che quì sono antichi più della stessa lingua che ancora vive nei paesi dell'area grecanica; quando leggono la sua storia millenaria scritta da poeti e letterati figli di una terra che gli appare adesso così sorprendente.
Pensare alla Calabria, quando ci si trova fuori dai suoi confini, riporta alla mente l'idea di un posto triste ed angusto confinato in un angolo remoto del mondo, povero, arretrato e patria solo di briganti e mafiosi: quanto è lontana dalla realtà questa visione! Vista dal suo interno con gli occhi del puro che non si fà condizionare da giudizi confezionati per fare sensazionalismo, per coprirsi d'importanza perchè si stà denigrando insieme ad'una intera terra anche un intero popolo o vista con gli occhi del calabrese che sente la sua identità e la sua appartenenza alla propria terra, questa è "l'isola che non c'è"; i suoi confini non sono stretti ed angusti bensì spazi illimitati: i suoi chilometri e chilometri di coste dilatano gli spazi regalandoti la sensazione di una terra senza confini e la sua posizione geografica di ultimo avamposto sul Mediterraneo ti proiettano in una dimensione dove ogni luogo del mondo è a portata di mano.
Ed è come l'isola di Avalon che si và perdendo nella nebbia per diventare alla fine completamente invisibile; già molti tra gli stessi calabresi non riescono a vederla quasi più dietro la nebbia della perdita della propria identità culturale, dietro la nebbia della sfiducia, la nebbia delle aspettative deluse.
Parliamo di lei, parliamo della Calabria e raccontiamo della sua bellezza, tessiamo le sue lodi come della fanciulla di cui innamorarsi: noi possiamo, noi dobbiamo darle vita perchè lei possa regalarci ancora le sue meraviglie e possa ancora stupire chi di lei conosce solo un brutto aspetto perchè dipinto da un pittore mediocre e senza talento alcuno.

lunedì 18 febbraio 2008

Il Mare

" La nostra provincia è bagnata da due mari: lo Jonio ha coste basse ed aperte, poca insenatura, rari li scogli, frequenti le piane, e la grava è coperta da ricolmi. E' per natura importuoso, ed ove si volesse contrastare alla natura le risacche non tarderebbero ad interrare i porti che vi si costruissero.
Il Tirreno, al contrario, è scopuloso, con spiagge sottili; s'ingolfa maggiormente, ed ha calanche in tutti i punti, in modo che le rive dell'uno se possono ricevere la ferrovia, quelle dell'altro son tali da porger luogo ad un gran numero di porti.......... E di mattino? L'alte ripe, le scogliere, le cime frastagliate dei monti, onde s'incoronano i villaggi di quelle marine, spezzano il sole nascente, e tu che muovi piaggiando vedi sull'onde mille forme di ombre, mille colori, mille iridi, e la stessa acqua ti sembra ora bruna, ora verde, ora rossa, ora turchina, ora perlata. Un milione di gocce scintillano al sole; sembrano pupille aperte e nuotanti, finestre che s'aprano all'improvviso nel palazzo di cristallo, dove abita il vecchio Nettuno; il mare rivela il suo fondo.......... E di sera? Fermati sul lido ed ammira: l'ombra delle nubi infosca il mare; ma per un lungo squarcio delle nubi, la luna manda il suo lume e disegna sull'onde una strada di argento: tutto ad un tratto una figura nera vi appare in mezzo: è la navicella del pescatore, la quale lascia dietro a se una scia luminosa, e scivola, e va e viene come anima che si affacci dal mare della vita cercando una culla, dove possa introdursi."

Tratto da "Persone in Calabria" di Vincenzo Padula (1819-1893)

Avrei voluto proporvi altri brani di questo autore, più espressivi e più intensi ma proprio per questo molto forti nel descrivere le "persone" di Calabria, le usanze e le credenze di questo popolo. Chi è nato e cresciuto in Calabria o chi, come me, vive qui da quasi tutta la vita, nel leggere racconti e storie di autori calabresi ha la sensazione di venire catapultato nel passato; è come un tuffo in acque dimenticate, un ritorno alla memoria di racconti sentiti da piccoli nelle sere d'inverno, tutti seduti intorno al braciere.
Chi guarda alla Calabria con occhi da straniero non si lasci ingannare: il "selvaggio" che uno sguardo superficiale può credere di vedere nasconde una cultura tra le più ricche e antiche che si possa immaginare!

domenica 10 febbraio 2008

Il giorno della Calabria

Quando fù il giorno della Calabria, Dio si trovò in pugno 15.000 Kmq di argilla verde con riflessi viola........ Era teso in un vigore creativo, il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all'opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawai, più bella della Costa Azzurra e degli Arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all'Aspromonte l'ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l'olio, a Cirò il vino, a Rosarno l'arancio, a Nicotera il ficodindia, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne......... alle montagne il canto del pastore errante.......... alle spiagge la solitudine, all'onda il riflesso del sole...........
Poi distribuì i mesi e le stagioni per la Calabria: per l'inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l'estate il sole, per l'autunno il sole.
Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, l'acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
Operate tutte queste cose nel presente e per il futuro, il signore fù preso da una dolce sonnolenza in cui entrava la compiacenza del Creatore verso il capolavoro raggiunto.
Del breve sonno divino approfittò il Diavolo per dare alla Calabria le calamità, le dominazioni, il terremoto.......... ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno del meglio. E a questo punto, il Diavolo si ritenne soddisfatto e tocco a lui prendere sonno mentre si svegliava il Signore.
Quando aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina arrecata alla sua creatura prediletta, Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, rasserenandosi, disse: Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l'ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. "Utta a fa juornu c'à a notti è fatta".

Leonida Repaci
Scrittore e giornalista è nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria , il 23 Aprile 1898. Si è dedicato alla narrativa con marcati interessi per i temi meridionali.



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