Il blog di "Villa Lopez"

Benvenuti nel mio blog.

Questo blog è il diario della piccola, tranquilla, meravigliosa vita di un piccolo bed and breakfast; andrò annotando sopratutto le mie ricette dei dolci e dei piatti tipici della cucina calabrese e poi Vi racconterò della storia, delle tradizioni, della musica e anche della letteratura, della splendida natura e della bellezza incantatrice di questo angolo di Calabria.

A tutti voi amici che mi regalate il piacere della vostra attenzione chiedo di lasciare, al vostro passaggio, un commento, i vostri suggerimenti.
Grazie e buona lettura.

"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro" E. Jolley

"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"  E. Jolley
Accomodatevi prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast


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lunedì 25 gennaio 2010

Le Mandorle



Le mandorle sono un ingrediente molto utilizzato in diverse cucine tradizionali, sia nella preparazione del dolce che del salato.

Originarie dell'Asia sud-occidentale la loro coltivazione si è estesa in tutte le regioni meridionali dell'area mediterranea.
Il frutto del mandorlo selvatico contiene glucoside amigdalina, che si trasforma nel mortale "acido cianidrico" in seguito a danni al seme. Dopo la coltivazione e l'addomesticamento, le mandorle divennero commestibili: senza dubbio venivano arrostite per eliminarne la tossicità.
I mandorli domestici fanno la loro apparizione nella prima parte dell'Età del Bronzo, 3000-2000 a.C. circa; frutti di mandorlo vennero ritrovati nella tomba di Tutankamon in Egitto, 1325 a.C. circa, probabilmente importate dalle regioni orientali.

Riverito in molte culture, il mandorlo è citato più volte nella Bibbia a cominciare dalla Genesi in 43:11, dove viene descritto come "tra i migliori frutti" poichè sin dall'antichità rappresenta un simbolo di promessa per la sua precoce fioritura ed anche l'improvvisa e rapida redenzione di Dio per il Suo popolo dopo un periodo in cui sembrava lo avesse abbandonato; si veda ad esempio Geremia 1:11-12.
Nella mitologia greca Fillide, una principessa tracia, incontrò Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno in una sosta lungo la navigazione verso Troia ed i due giovani si innamorarono perdutamente. Acamante però fu costretto a proseguire con gli Achei e la giovane principessa, dopo aver atteso il suo ritorno per dieci anni, non vedendolo tornare con le navi vittoriose si lasciò morire per la disperazione.
La dea Atena, commossa da tanto amore, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo; Acamante in realtà non era morto e quando seppe che la sua amata era stata trasformata in albero abbracciò il mandorlo che per ricambiare l'abbraccio fece sbocciare dai suoi rami spogli fiori anzichè foglie.
L'abbraccio si ripete ogni anno quando la fioritura del mandorlo annuncia la primavera.
Nell'iconografia medievale e nella pittura rinascimentale diffuso è l'uso della mandorla nella simbologia. Troviamo infatti la mandorla a circondare spesso l'immagine del Cristo o della Vergine Maria a significare che la natura divina è racchiusa all'interno di quella umana.

Le mandorle si raccolgono in agosto-settembre e sono usate per preparare confetti, biscotti, pasticcini e dolci di marzapane.
Una bibita preparata con le mandorle molto dissetante e contemporaneamente molto energetica tipica dei Paesi mediterranei è il "Latte di Mandorla".
La mandorla contiene una significativa percentuale di proteine, preziose vitamine del gruppo B1 e B2, magnesio, ferro e calcio; possiede un alto contenuto calorico, pari a circa 500-600 kcal/100 g, ed è costituita al 50% da lipidi.
La mandorla dolce contiene dai 18 ai 22 gr di proteine, 54-55 gr di grassi, in larga parte insaturi, 19-20 gr di carboidrati e circa 12 gr di fibre.
La vitamina E è presente in ragione di 23,6-26 mg su 100 gr di prodotto edibile.

100 gr di mandorle sgusciate contengono 270 mg circa di Magnesio, 3 mg di Ferro e 220 mg di Calcio.

Le mandorle possono essere dolci o amare; queste ultime più sono amare, più sono velenose anche se vengono largamente impiegate, in dosi minime, in preparazioni di dolcetti come gli "amaretti" cui danno un gusto particolare e profumatissimo.
Nel salato viene usato sopratutto nella cucina esotica e dei paesi del sud d'Italia e del sud della Spagna dove rilevante è la presenza di tradizioni di origine araba ed è un ottimo ingrediente capace di esaltare i sapori regalando un tocco unico ai piatti.

L'olio di mandorla viene ampiamente usato poi nell'industria cosmetica; si estrae dal frutto del mandorlo tramite spremitura a freddo ed è un ottimo emolliente per le pelli secche e sensibili. Eudermico e non comedogenico risulta di facile assorbibilità per la pelle ed è ricco in vitamina E, B e minerali. Può essere usato come olio da massaggio e aromatizzato è ottimo per profumare la pelle.


Ricette con le Mandorle:


martedì 10 giugno 2008

I Conservanti chimici


L'industria alimentare non potrebbe esistere senza i metodi di conservazione; naturali od artificiali che siano.
La necessità della conservazione degli alimenti e le sue problematiche rivestono oggi grande importanza per l'economia mondiale sotto il profilo economico e politico e purtroppo, anche se meno sicura, la conservazione con metodi chimici rappresenta per l'industria alimentare un'alternativa molto più economica rispetto alla conservazione con metodi naturali.
Non tutti i metodi di conservazione naturale però sono privi di rischi per la salute del nostro organismo; sistemi di conservazione come l'affumicamento o sostanze come i nitrati, che sono naturalmente presenti negli alimenti, possono essere molto dannosi per la nostra salute.

Al momento di acquistare un prodotto alimentare è buona norma leggere l'etichetta che, grazie a norme sempre più severe mirate ad una chiara informazione sulle origini ed i percorsi di lavorazione e conservazione del prodotto, ci consente di capire se quel tale prodotto può essere dannoso o meno per la nostra salute.
Che fare però quando ci troviamo davanti delle incomprensibili sigle piuttosto che chiare definizioni dei componenti? Il dubbio e la frustrazione ci assalgono e, molto spesso, cadiamo vittime di subdoli tranelli nascosti tra le "chiare informazioni" poichè le norme legislative lasciano alle aziende produttrici la facoltà di omettere o meno taluni componenti.
Altre volte poi, la logica ci suggerisce che determinati alimenti siano innocui dato che la loro conservazione non necessiterebbe di conservanti chimici. Dovrebbe essere così ma in realtà le cose vanno in modo diverso; confetture, marmellate, gelatine, gomme da masticare e molte bevande analcoliche sono prodotti che non anno bisogno di conservanti ma gli si aggiungono conservanti nocivi come l'Acido benzoico ed i suoi sali (E210, E211, E212, E213) da soli od unitamente all'acido sorbico ed ai PHB (tecnicamente: "esteri dell'Acido p-Idrossibenzoico", sotto le varie sigle E214, E215, E216, E217, E218, E219); tutte sigle che vanno ad indicare conservanti banditi od addirittura vietati in alcuni Paesi per il loro alto potenziale di tossicità e, per altro, aggiunti agli alimenti solo per prolungarne la conservazione oltre il periodo consentito dai soli metodi naturali con ovvi vantaggi economici per le aziende produttrici.
La motivazione, poi, dell'uso dei Nitriti e dei Nitrati nella produzione degli insaccati, che per la loro conservazione necessitano solo di conservanti naturali come il sale, il pepe od il peperoncino, le spezie od il fumo, è determinata solamente da un'ulteriore sicurezza per il produttore e dal vantaggio economico di avere sempre un prodotto di "colore" standard anche dopo mesi o dopo una conservazione non ottimale.
I Nitriti a contatto con gli acidi dello stomaco si trasformano in Acido Nitroso che legandosi alle ammine dà origine a composti cangerogeni; inoltre si legano all'emoglobina ossidandola con conseguente riduzione di trasporto di ossigeno ai tessuti; effetto, questo, particolarmente pericoloso per i neonati per i quali, infatti, è sconsigliata la somministrazione di verdure ricche di nitrati prima dell'ottavo mese di vita.
Una ricerca effettuata dall'AIRC (Ass. Italiana Ricerca sul Cancro) ha evidenziato come il consumo di Insaccati con Conservanti sia una delle cause accertate di cancro allo stomaco.

Per tentare di avere un quadro più o meno chiaro sui Conservanti Chimici che ci ritroviamo ogni giorno nel sacchetto della spesa vi propongo una lista, che ho cercato di semplificare per quanto possibile, con alcune delle sigle più frequenti, i nomi dei conservanti che ad esse corrispondono ed alcuni esempi di alimenti nei quali possono essere contenuti:


"E210" = Acido Benzoico
"E211, 217 = Benzoati e derivati (Caviale, conserve di pesce, bibite analcoliche)

"E220" = Anidride solforosa (Mosti d'uva, birra, marmellate, succhi di frutta,
"E221, 225" = Solfiti e Bisolfiti patate, prodotti dolciari)

"E250, 251, 252" = Nitriti (insaccati)

Troviamo, poi, alcuni conservanti che vengono definiti innocui per la nostra salute:

"E200" = Acido Sorbico (Margarina, grassi, oli, pancarrè, frutta secca,
"E201, 202, 203" = Sorbati maionese, preparati a base di frutta )

"E260" = Acido Acetico
"E261, 262, 263" = Acetati (Aceto, condimenti)

"E270" = Acido Lattico (Salse, gelatine, prodotti dolciari)

"E280" = Acido Propionico (Prodotti dolciari da forno)
"E281, 282" = Propionati (Superficie dei Formaggi)

"E290" = Anidride Carbonica (Acqua, bibite gassate, caramelle frizzanti, vini)

Altri Conservanti largamente usati nell'industria alimentare e che presentano un'elevata tossicità per il nostro organismo sono:

La Netamicina che troviamo sotto la sigla "E235"; è un antibiotico usato sulla superficie dei formaggi ed è causa di problemi intestinali;
I Derivati Fenolici ed il Tiabendazolo, con sigle "E230, E231, E232, E233", proibiti in alcuni Paesi e che vengono utilizzati sopratutto per trattare la superficie degli agrumi e delle banane;
I Derivati dell'Anidride Solforosa, con sigle "E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227, E228", che risultano essere irritanti, possono sviluppare una tossicità acuta e cronica ed interagiscono con gli enzimi cellulari distruggendo alcune vitamine.

Chiaro come sia pressochè impossibile memorizzare tutte le sigle per controllare poi le etichette al momento dell'acquisto però possiamo farci un'idea di quello che consumiamo sulle nostre tavole e sui rischi ai quali il progresso economico ci sottopone.

martedì 27 maggio 2008

La gita nell'Area Grecanica

Nel titolo un lontano richiamo ad un'opera di Camilleri per parlarvi oggi di una "gita" alla quale ho partecipato nell'abito di un corso organizzato dal CTP (Centro territoriale Permanente), della Scuola Elementare, sull'attività conserviera alimentare e che è, ormai, giunto alle sue ultime battute.
Nella programmazione di questo corso erano previsti degli stage da effettuarsi presso aziende che operano appunto nel campo della conservazione di prodotti alimentari e naturalmente, chiamandosi il corso "L'Attività Conserviera fra Tradizione e Innovazione", siamo andati a esplorare i metodi della tradizione calabrese.
Il Corso è stato sin dall’inizio davvero molto interessante e, soprattutto, molto utile. I docenti sono stati geniali nell’andare sul pratico piuttosto che sul tecnico anche perchè una conoscenza acquisita è utile se la puoi applicare nel vivere quotidiano e non se rimane fine a sé stessa e, questo, credo fosse anche negli scopi del programma di questo Corso.

L’allegra comitiva è partita mattina del 15 Maggio leggermente in ritardo sull’orario previsto ma questo è tipico di ogni bella gita che si rispetti.
Comitiva quasi al completo; nostro l’onore ed il piacere di avere come compagni d’avventura anche il Dirigente Scolastico, la Tutor e tutto lo Staff.
I dolcetti al cocco, preparati da Tina, hanno spopolato.
Siamo stati miracolosamente graziati dal traffico sulla Salerno-Reggio Calabria, ma credo che, per il miracolo, si debbano ringraziare i ritardi alla partenza che ci hanno fatto così evitare l’ora di punta mattutina.

Arriviamo così in quell’oasi storica straordinaria che è l’Area Grecanica.

Io che amo questa terra in tutta la sua bellezza ho avuto subito il consueto moto di rabbia impotente.
Edilizia scriteriata.
Questa terra così bella e questo splendido mare deturpati da costruzioni che vivono da sempre in un perenne e deprimente incompiuto urbanistico.

Ciuffetti d’erba; erica e ginestra.
La bellezza di queste montagne bruciate dal sole caldo del sud; il mare di turchese ed indaco profondo; lo Stretto tra Reggio e Messina sempre spettacolare e fantastico; l’Etna, con il suo ciuffetto di fumo, che si innalza come l’Olimpo, al di sopra delle nuvole; i muri di pietra tirati su “a secco”.
Basta solo tacere e guardare e si può cogliere tutta la muta bellezza che vive intorno a te. Zittire il vociare e ogni qualsiasi rumore, cancellare la presenza delle case e lasciare solo i gelsomini ed i pini maritmi. Lasciare che oltre 2000 anni di storia ti sussurrino alle orecchie della vita, della scienza, dell’arte e della civiltà di questa calda terra.
Siamo arrivati.
"Calimera.
Kalòs irtete tu “Agri Riggio”, tu Lazzaro, stin cumunia azze Motta San Giovanni, stin megàle ellàda, sta choria grèka. "

Il padrone di casa ci saluta così ed il cuore si apre, la mente si rilassa. Si, questa è la terra dei padri, la madre della lingua calabrese.
Una inaspettata e piacevole sorpresa!
Ed ancora ci parla di storia. Una teoria in fase di indagine e supportata da fondati indizi storici vuole che questa terra abbia dato i natali ad Omero!
Non mi par vero di avere dinanzi a me una persona che conosce l’importanza della lingua che parla ed il significato del nome di ogni cosa. E’ così che scopro che Lazzaro vuol dire luogo fresco e ventilato e che il nome della contrada “Fucilari”, dove ci troviamo, viene dal nome greco del cardo selvatico. Lo stesso nome “Riggiu” con il quale, in calabrese, viene chiamata la città di Reggio (e che è anche il cognome del proprietario), viene dal nome che i greci hanno dato allo Stretto: divisione appunto.
Poi lasciamo, per il momento, di parlare di storia e passiamo allo scopo del nostro viaggio nell’Area Grecanica che è conoscere la tradizione della conservazione alimentare, secondo i metodi in uso da secoli, tipica di questa terra.
Questa azienda, che accoglie nei suoi spazi anche un agriturismo, si occupa prevalentemente della produzione di salumi e formaggi. Il sistema tradizionale di lavorazione e di conservazione delle carni, qui in Calabria, è così semplice da lasciare “l’uomo moderno” quasi senza parole: sale. Solo sale, nient’altro che sale.
E’ così semplice, ed anche così naturale, che la battaglia dei promotori, di questo antico e valido sistema, perché venisse approvato ed autorizzato dalle autorità competenti in materia di sicurezza di igiene e conservazione alimentari e dall’Asl, è stata lunga e difficile e sono stati necessari anni di ripetuti controlli, verifiche e relazioni per dimostrare che, lavorando naturalmente secondo le norme igieniche regolamentari, non c’è bisogno di conservanti, lattosio e additivi vari.
Un’altra battaglia che si sta conducendo e che ancora pare sia di là da venire è quella per la chiarezza nell’etichettatura del prodotto finito che oltre a specificare tutto il percorso del prodotto, dall’allevamento passando per la macellazione e la lavorazione fino alla stagionatura delle carni, indichi anche la differenza nel sistema di conservazione e quindi la migliore qualità dei prodotti locali di lavorazione artigianale differenziandoli da quelli provenienti dalla “grande produzione”, o per meglio dire di produzione industriale, ed anche la creazione di un sistema di vendita diretta dal produttore al consumatore eliminando la maggiorazione dei costi relativa all’intermediazione e che darebbe maggiori garanzie di qualità al consumatore che avrebbe così la possibilità di dialogare direttamente con il produttore.
Nel frattempo la nostra azienda di salumi che “parlano in greco” si stà preparando per il Salone del Gusto di Torino dove, ne possiamo essere certi, riscuoterà grandi consensi soprattutto con il suo “Azze Anca” (davvero ottimo) progenitore del prosciutto crudo.
Sulla strada del ritorno lo sguardo è fisso sul mare adesso colorato di viola e lapislazzuli; è dura lasciarlo alle nostre spalle per salire su per la “Piana degli Ulivi”, sempre più su, fino alle prime alture dell’Aspromonte. Ma si, sta arrivando l’estate e questo gioiello di liquido blu e soltanto a pochi chilometri da qui!
Piccolo amaro commento:
Quando ho creato questo blog mi sono ripromessa di non parlare mai, tra tante altre cose che non rientrano nello spirito di questo blog, delle tinte fosche ed ingiuste con cui vengono dipinti questa terra ed i suoi abitanti però ditemi, per favore, come ci si può sentire quando, in merito alla questione dell'emergenza rifiuti in Campania, si sente, dalle antenne di una famosa Radio a diffusione nazionale, un intervistato dire: "Perchè non li portano (i rifiuti) in Calabria? Li portino sull'Aspromonte!"

venerdì 18 aprile 2008

Il Limone: Storia e Leggende

Il Limone, secondo alcuni studiosi è un ibrido naturale tra il cedro (Citrus medica) e il lime (Citrus aurantifolia). L'albero del limone è alto fino a 6 metri ed i rami sono normalmente spinosi. Le foglie sono alterne, rossastre da giovani e poi verde scuro sopra e più chiare sotto; il picciolo è leggermente alato.
I fiori, dolcemente profumati, possono essere solitari o in coppie, all'ascella delle foglie; in condizioni climatiche favorevoli sono prodotti praticamente tutto l'anno. Il bordo dei petali è violetto. I frutti sono ovali oppure oblunghi. Normalmente la buccia è gialla, ma ci sono varietà variegate di verde o di bianco: ricca di olii essenziali, può essere più o meno sottile: la polpa è divisa in otto-dieci spicchi; generalmente è molto aspra e succosa: molte varietà sono prive di semi.
La fioritura avviene in primavera, con la produzione del frutto invernale, e in settembre, da cui derivano i cosiddetti verdelli (che maturano nell'estate seguente). Per favorire la produzione di questi ultimi, che ottengono prezzi migliori sul mercato, si utilizzano tecniche particolari come la periodica interruzione delle irrigazioni. Il limone è piuttosto sensibile al freddo e perde completamente le foglie a temperature di -4/-5°C, mentre temperature ulteriormente inferiori possono danneggare anche il legno; i fiori e i frutti, invece, sopportano temperature fino a -2°C, non ha invece bisogno di temperature estive molto elevate per la maturazione dei frutti. Le piante sono sensibili anche al vento. In periodi prolungati di siccità è necessaria l'irrigazione. Cresce bene anche in terreni poveri e il pH ottimale è intorno a 5,5.
A differenza di altri agrumi, i limoni possono maturare anche una volta staccati dalla pianta. Spesso vengono staccati, manipolati e spediti ancora verdi - protetti da un trattamento fungicida e da un'inceratura - quindi trattati in seguito per farli maturare: per questo motivo non è consigliabile utilizzare le bucce dei frutti, a meno che non provengano da colture biologiche.

Dal persiano “Limu” (لیمو), frutto simbolo del calore e del sole, il Limone evoca nella mente paesaggi assolati tipicamente mediterranei ed istintivamente il pensiero li associa alla Sicilia ed ai tipici "giardini mediterranei", in realtà il limone ha origini asiatiche, proviene infatti dall’India e dall'Indocina. Conosciuto sin dall’antichità (anche nelle civiltà mesopotamiche) per le sue proprietà antireumatiche e antisettiche era considerato un frutto sacro nei paesi arabi e veniva impiegato come antidoto contro i veleni, come astringente contro le forme dissenteriche ed emorragiche e … per tenere lontano i demoni.
Alessandro Magno era solito consumare questo frutto durante le sue campagne di guerra nelle terre persiane, da qui l'appellativo di "mela persiana". Gli antichi Egizi lo utilizzavano per imbalsamare le mummie e spesso lo riponevano nelle tombe.
I Greci lo utilizzavano a scopo ornamentale e usavano coltivare gli alberi di limone vicino agli ulivi per preservare questi ultimi da attacchi parassitari. Le prime descrizioni del limone a scopo terapeutico risalgono alle opere di
Teofrasto, allievo di Aristotele, che viene considerato il fondatore della fitoterapia.
Sebbene si ritenesse che gli antichi Romani non conoscessero il Limone, la scoperta, nel corso di scavi archeologici nella zona di
Pompei di una villa romana con affreschi alle pareti ritraenti piante di Limone, smentisce questa opinione e, del resto, anche Plinio il Vecchio parlò del limone nella sua “Naturalis Historia” e ne parlava, tra l'altro, come di un antidoto verso diversi veleni; forse per questo si ritiene che anche Nerone ne fosse un assiduo consumatore, ossessionato come era dal timore di un suo possibile avvelenamento.

In Sicilia ed in Calabria il limone venne introdotto dagli Arabi intorno all'anno 1000. La prima descrizione del limone, introdotto dall’estremo Oriente due secoli prima, apparve infatti in scritti arabi del dodicesimo secolo anche se, la coltivazione intensiva dei limoni nell'isola e nella provincia di Reggio Calabria iniziò solo nel XVII secolo ad opera di nobili feudatari e dei padri Gesuiti mentre venne introdotta nel nord Italia solo intorno alla metà del XV secolo a Genova. Più o meno nello stesso periodo sono datete descrizioni sul succo di Limone per prevenire e curare lo scorbuto, malattia dovuta alla carenza prolungata di vitamina C, presente nella verdura fresca e nella frutta, diffusa soprattutto tra i marinai costretti nei lunghi periodi in mare ad una alimentazione completamente priva di alimenti contenenti questa vitamina. E proprio grazie ai viaggi per mare il Limone venne “scoperto” anche dai paesi del nord Europa le cui navi arrivavano nel Mar Mediterraneo dove si rifornivano di limoni ed altri agrumi pagandoli a volte addirittura in oro e rivendendoli poi nel nord dove venivano considerati merce molto pregiata ed utilizzati per scopo ornamentale; l’uso del Limone in cucina o per scopo terapeutico, nei paesi del nord, arrivò solo più tardi. In seguito alla scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo la coltivazione del Limone e degli altri agrumi venne introdotta nel nuovo mondo dagli Spagnoli e dai missionari, pare infatti che fu proprio Colombo, nel 1493, a piantare i primi alberi di limone nell'isola di Haiti. La coltivazione intensiva degli agrumi si diffuse in Florida e in California, dove nel XIX secolo vennero generate delle qualità particolarmente resistenti al clima diverso da quello “mediterraneo”.

La Leggenda

Gea la dea Terra per onorare le nozze tra Era e Zeus produsse degli alberi dai Pomi d’oro, emblema di fecondità e amore. Giove, nel timore di un loro possibile furto, decise di custodirli in un meraviglioso giardino, sorvegliato dalle Esperidi.
Il loro numero è incerto, pare comunque che fossero tre,
Aretusa, Egle ed Espere, e che vivessero ai confini del mondo, ai piedi del cielo retto dal padre Atlante, in un giardino dove cresceva l'albero dai “pomi d'oro”, custodito dal drago Ladone, figlio di Tifone e Echidna.
Esiodo descrive le Ninfe del Tramonto come Figlie della Notte, ma la mitologia greca le ha volute anche figlie di Zeus e Temi, Teti e Oceano, Forco e Ceto. La versione più accreditata le vede figlie di Atlante ed Esperide.
Eracle, l'Ercole dei Romani, per volere di Euristeo dal quale avrebbe ottenuto l'immortalità, nella sua XI fatica ebbe come compito quello di rubare i preziosi pomi. Il mito, nella versione di Apollodoro, racconta che Eracle, consapevole del desiderio del padre delle Esperidi di cogliere i pomi, gli giocò un inganno, offrendosi al suo posto come reggitore del cielo: Atlante rubò i pomi, ma una volta compiuto il furto, Eracle, con la scusa di prendere un cuscino da porre sulle spalle, lo richiamò a reggere il celeste fardello. Atlante ingenuamente acconsentì, posò i pomi per terra e recuperò l'ingente volta, mentre il vigoroso eroe afferrò i pomi e li consegnò ad Euristeo.


Un'altra versione del mito vuole a custode dei frutti dorati, per volere di Era, un serpente a cento teste, figlio di Forco e Ceta. Il mito narra che, per cogliere i frutti, Eracle uccise il serpente, provocando la disperazione di Era. Questa, per omaggiare la creatura cui era tanto affezionata, decise di trasformarla in costellazione: la costellazione del Serpente. I pomi vennero restituiti da Euristeo alla moglie di Zeus e le Esperidi, afflitte per aver perduto i frutti di cui erano custodi, si trasformarono ciascuna in un albero, comunemente noto come emblema di tristezza: pioppo nero, salice e olmo.

Curiosità

Per "esperidi" si intendono gli oli essenziali ottenuti per estrazione da agrumi come il limone, il bergamotto, l'arancia, il mandarino, ecc.

Per la prima parte dell'articolo ho utilizzato come fonte per le informazioni di carattere tecnico-scientifico questo sito. La parte riferita alla Leggenda sul Limone l'ho presa da questo sito integrandola con i riferimenti ai link di interesse sulle varie definizioni mitologiche.



Le mie ricette ed i miei pensieri sono a disposizione di chiunque li ritenga degni di interesse ed intenda naturalmente farne un buon uso prego però, cortesemente, chiunque voglia prelevare copia, anche parziale, dei testi originali pubblicati su questo Blog e darne diffusione di chiedermene preventiva autorizzazione e, naturalmente, di citarne la fonte.


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